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Associazione Culturale

Gruppo Storico Romano

giulio_cesare

“NATALE DI ROMA 2020”

(a.V.c. MMDCCLXXIII)

(a.V.c. MMDCCLXXIII ineunte)

AVT CAESAR AUT NVLLVS

Dal 17 al 21 Aprile

“NATALE DI ROMA 2020” 1. SCOPI E FINALITÀ

Il Gruppo Storico Romano è un’associazione culturale senza scopo di lucro nata nel 1994 dalla passione per l’antica Roma. Le finalità che l’associazione si prefigge sono di promuovere, organizzare e sostenere la diffusione di manifestazioni culturali ricreative ed artistiche concernenti il mondo dell’antica Roma, per mantenere vivo il ricordo dell’antico splendore della sua civiltà, ed essere un punto di aggregazione per tutti quegli appassionati che, diventandone soci, vorranno esserne il cuore pulsante. L’Associazione vanta numerosi riconoscimenti, tra i quali si segnalano le medaglie d’oro del Presidente della Repubblica, conferite in occasione dei festeggiamenti del Natale di Roma dal 2009 al 2019, e i prestigiosi patrocini, tra i quali quello del Consiglio Della Comunità Europea, dell’UNESCO , della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e di Roma Capitale. Inoltre per quest’anno abbiamo inoltrato richiesta di patrocinio all’Ordine degli Ingegneri, All’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, alle amministrazioni del Municipio I, del Comune di Frascati, del Comune di Tarquinia, del Comune di Rieti.

2. L’ATTIVITÀ CULTURALE e RIEVOCATIVA

L’attività associativa si svolge prevalentemente presso la sede sociale, sita in Via Appia Antica 18, dove è presente una suggestiva struttura all’interno della quale sono stati ricostruiti un piccolo castrum, un’arena ed un anfiteatro in cui si svolgono eventi e manifestazioni di particolare interesse culturale e didattico; sono presenti inoltre un museo interattivo ad ingresso gratuito, premiato con una medaglia d’argento del Presidente della Repubblica, ove sono esposti oggetti, sia civili sia militari, riguardanti l’antica Roma, visitato ogni anno da circa 15.000 persone, italiane e straniere, e aree didattiche e ludiche, oltre a spazi riservati alle attività dei soci. All’interno dell’Associazione convivono diverse sezioni di rievocazione, da quella dei legionari a quella dei gladiatori, dalle vestali ai pretoriani, dai senatori al popolo, per finire con le danzatrici, ognuna delle quali studia ed approfondisce gli aspetti dei temi di proprio interesse oltre a quello generale dell’antica Roma.

3. EVENTI, PROTOCOLLI, CONVENZIONI E PATROCINI

La manifestazione più importante, organizzata dall’Associazione è senza ombra di dubbio il NATALE di ROMA, che quest’anno giunge alla XX edizione e vedrà sfilare, nella giornata di domenica 19 Aprile 2020, circa 2.000 rievocatori provenienti da tutt’Italia ed Europa. Nella sua attività il Gruppo Storico Romano ha collaborato e collabora tutt’ora con la Direzione Generale per le Antichità del MIBACT per la realizzazione di eventi di rievocazione a carattere culturale e didattico, con l’Università di Roma “Tor Vergata”, i cui docenti compongono il Comitato Scientifico del Gruppo, e con Roma Capitale, per la realizzazione dei festeggiamenti del Natale di Roma, per aver sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico e l’Assessorato alle Politiche Educative, Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù.

3.1 REQUISITI DI SERIETÀ SCIENTIFICA

Le rievocazioni storiche programmate nel quadro del Natale di Roma si qualificano come attrazione del turismo culturale: il Natale di Roma 2020 (giunto alla sua XX edizione) attraverso i programmi rievocativi e culturali organizzati dal GSR porrà l’accento proprio su questo aspetto, che può ormai essere considerato vitale, della trasmissione alle giovani generazioni dei valori della cultura del passato, veicolata per il tramite di occasioni di volta in volta spettacolari o didascaliche allestite con requisiti di serietà scientifica, con lo scopo di diffondere l’interesse per l’archeologia sperimentale e di ampliare la conoscenza di usi e costumi degli antichi Romani utilizzando metodi di buona divulgazione e soprattutto contenuti sottoposti al controllo di un comitato scientifico di docenti universitari.

I costumi, le armi, i riti e le celebrazioni sono criticamente riprodotti con fedeltà alle fonti storiche, grazie ad un protocollo di intesa, stipulato il 4 settembre 2012 fra il
Gruppo Storico Romano e il Dipartimento di
Scienze storiche, filosofico-sociali, dei beni

culturali e del territorio dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
La firma del protocollo, del resto, ha solo formalizzato l’impegno concreto offerto da docenti afferenti al Dipartimento, che già da qualche anno formano il Comitato scientifico chiamato a supervisionare la rivista “Acta bimestria”, pubblicata dal G.S.R., e che sono stati relatori di contributi scientifici svolti in occasione dei Natali di Roma degli anni fra il 2011 e il 2017.

Comitato Scientifico:

  •   Prof. Anna Pasqualini, professore ordinario di Antichità romane nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Tor Vergata”

  •   Prof. Mariano Malavolta, professore associato di Storia romana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Tor Vergata”

  •   Prof. Maria Bonamente, ricercatore di Storia romana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tre.

3.2 IL NATALE DI ROMA
Siamo oramai giunti alla XX edizione dei festeggiamenti per il Natale di Roma organizzati dal Gruppo Storico Romano.

La figura cui il G.S.R. ha deciso di dedicare il programma di
rievocazioni del prossimo anno 2020 è Gaio Giulio Cesare il
dittatore, sicuramente la più importante, o almeno una delle
più importanti, della storia dell’antica Roma. Qualcuno
attribuisce la frase allo stesso Cesare, rinviando agli episodi
narrati da Plutarco circa le lacrime versate di fronte alla
statua di Alessandro Magno a Cadice (in Spagna) o anche a
quanto detto dallo stesso Cesare che, attraversando uno
sperduto villaggio delle Alpi, a chi gli chiedeva
scherzosamente se anche in quel villaggio, come nella grande
Roma, ci fossero contese politiche, rispose che in ogni caso
avrebbe preferito essere il primo in quel villaggio piuttosto
che il secondo a Roma. Nella scelta del titolo aut Caesar aut
nullus (o Cesare o nessuno), al solito, il progetto del G.S.R.
vuole lasciare aperta la strada a “letture” che non guardano
alla sola rievocazione di figure e di eventi della storia romana,
ma anche ad un più ampio spettro di temi che s’intrecciano con la storia della cultura in generale: sappiamo infatti che aut Caesar aut nullus (o la sua variante aut Caesar aut nihil) fu un motto prediletto anche da Ladislao d’Angiò Durazzo, re di Sicilia (1376- 1414), e da Cesare Borgia (il Valentino, 1475-1507), e in tempi molto più recenti fu evocato dal celebre attore inglese Edmund Kean (1787-1833) in una epica contesa che lo oppose (specie nei teatri americani) ad un altro grande attore, anch’egli inglese, Junius Brutus Booth (1796-1852), e nella quale Kean sentì in ogni caso vincitore (contesa nota in Italia soprattutto per merito del film biografico Kean. Genio e sregolatezza, diretto da Vittorio Gassman nel 1956 e tratto dall’opera teatrale Kean, ou désordre et Génie, di Alexandre Dumas padre).

Come nelle passate edizioni il nostro intento è quello di ricordare, con una serie iniziative didattico - culturali, l’anniversario della fondazione della città: un evento che ha avuto un ruolo determinante per lo sviluppo della civiltà moderna e che per questo dovrebbe essere motivo di orgoglio per i cittadini di Roma. Da un piccolo insediamento su uno dei sette colli prese l’avvio la vita di quella che sarebbe divenuta la più grande città del mondo antico, che estese il suo dominio su Europa, Africa e Vicino Oriente per più di mille anni. Roma è stata nell’antichità un crocevia di popoli e culture diverse e noi intendiamo esaltare questa caratteristica ancora attuale nella nostra città mediante la partecipazione di gruppi di ricostruzione provenienti da ogni parte del mondo ed in particolare da quelle nazioni nella cui cultura quali il legame con il passato romano è ancora ben vivo.

Il nome di Roma suscita tuttora nel mondo intero un fascino ed un’ammirazione senza eguali, ed uno dei nostri scopi è proprio quello di mantenere inalterato e sempre più vivo questo interesse, sia verso i turisti, italiani e stranieri, sia verso i cittadini romani, in modo da far riavvicinare ed appassionare gli stessi alla storia e alle origini della nostra città. La nostra iniziativa assume un valore particolare, visto il Protocollo d’Intesa sottoscritto con Roma Capitale per la valorizzazione e la divulgazione degli usi e i costumi dell’antica Roma, che pone un “marchio di garanzia” sul nostro operato da parte dell’amministrazione capitolina.

Il coinvolgimento nella nostra manifestazione di personaggi della cultura di primaria rilevanza in ambito nazionale, così come quello di docenti dell’Università di Tor Vergata, e di archeologi, del Gruppo Archeologico Romano, non può che confermare il carattere e l’alto valore scientifico, culturale e didattico della nostra proposta. Tutto ciò fa sì che essa rappresenti nel mondo della rievocazione storica sull’antica Roma, forse

l’evento più grande ed importante.
I numeri della passata edizione del Natale di Roma parlano chiaro e dimostrano il successo di questa iniziativa: 2000 rievocatori appartenenti a 42 associazioni culturali provenienti da 10 paesi stranieri, e dunque il più grande corteo storico dell’antica Roma nel mondo. Una lunga passeggiata che ha attraversato, contornata da due lunghissime ali di folla (stimate in 350.000 persone), la Via dei Fori Imperiali, passando accanto al Colosseo e al Teatro di Marcello, nel cuore pulsante dell’antica Roma. Altrettanto numerosi sono stati gli spettatori che hanno affollato il Circo Massimo, sia in mattinata alla partenza del corteo storico sia

nel pomeriggio, per assistere alle esibizioni delle varie associazioni partecipanti.

Particolare rilievo ha poi assunto l’aspetto istituzionale dell’evento con a concessione da parte del Presidente della Repubblica dell’ennesima medaglia e con i patrocini della Regione Lazio e di Roma Capitale, la presenza delle istituzioni capitoline e di due delegazioni straniere, provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania, che hanno voluto accompagnare, con Sindaci ed Assessori, i gruppi provenienti dalle rispettive nazioni.

3.3 CONVEGNO su Gaio Giulio Cesare “AVT CAESAR AVT NVLLVS” VENERDI 17 Aprile 2020 presso la Sala della Protomoteca

Dalle ore 14:30 alle 17:00

Caio Giulio Cesare nacque a Roma nel 100 a.C. Faceva parte dell'antichissima e nobile "gens Julia", discendente da Julo, figlio di Enea e, secondo il mito, a sua volta figlio della dea Venere.
Era anche legato al ceto plebeo, in quanto sua zia Giulia aveva sposato Caio Mario.
Finiti gli studi, verso i sedici anni, partì con Marco Termo verso l'Asia, dove era in corso una guerra. In Oriente conobbe Nicomede, re di Bitinia, dove si fermò per quasi due anni.

Tornato a Roma diciottenne, Cesare sposò, per volere del padre, Cossuzia, ma alla morte di questi, la rinnegò per prendere in moglie la bella Cornelia, figlia di Cinna, luogotenente di Mario, scatenando così l'ira del potente dittatore Silla, che per altro aveva intuito le qualità del giovane. Le disposizioni del tiranno prevedevano che Cesare ripudiasse la moglie Cornelia, in quanto figlia di uno dei capi del partito democratico. Cesare si rifiutò: la cosa gli costò la condanna a morte e la confisca della dote della moglie; la condanna in seguito, su intervento di amici comuni, fu mutata in esilio.

Esiliato appunto in Oriente, vi fece importanti esperienze militari, per terra e per mare. Rientrato nuovamente a Roma nel 69, intraprese il cosiddetto "cursus honorum": venne eletto alla carica di questore, grazie ai voti acquistati con il danaro prestatogli da Crasso. La carica gli fruttò il governatorato e un comando militare in Spagna, dove per un po' di tempo fronteggiò i ribelli, tornando poi in Patria con la fama di ottimo soldato e amministratore. Tre anni dopo fu nominato propretore in Spagna ma, pieno di debiti, poté partire solo dopo aver saldato tutti i contenziosi, cosa che fece grazie ad un prestito del solito Crasso. Divenne inoltre Pontefice Massimo nel 63 e pretore nel 62.
In Spagna sottomise quasi del tutto gli iberici, riportò un bottino enorme e il senato gli concesse il trionfo, a causa del quale Cesare doveva ritardare il ritorno a Roma. In questo modo gli veniva impedito di presentare la sua candidatura al consolato, infatti la candidatura non poteva essere presentata in assenza del candidato. Cesare andò ugualmente a Roma, lasciando l' esercito fuori dalla città.
Qui, strinse accordi di alleanza con il suo finanziatore Crasso e con Pompeo, in quel momento politicamente isolato: si formò allora un patto a tre, di carattere privato, consolidato da un solenne giuramento di reciproca lealtà , che aveva come fine, attraverso una opportuna distribuzione di compiti, la completa conquista del potere (luglio del 60). Il patto è conosciuto con il nome di "Primo Triumvirato".
Nel frattempo, i legami con Pompeo erano stati stretti
attraverso il matrimonio di quest' ultimo con Giulia, figlia
di Cesare. Per l' anno 58, alla fine del suo mandato,
Cesare fece eleggere come suoi successori Gabinio e
Pisone; del secondo sposò la figlia Calpurnia, in quanto
aveva divorziato dalla terza moglie, Pompea, a seguito di
uno scandalo in cui era rimasta coinvolta. Nello stesso
periodo chiese e ottenne il consolato della Gallia.

Cesare aveva scelto le Gallie a ragion veduta: egli sapeva di aver bisogno, per poter aspirare al supremo potere, di compiere gesta militari di grande importanza e, soprattutto, di forte impatto. Le Gallie, da questo punto di vista, gli avrebbero appunto offerto l'occasione di conquistare territori ricchi di risorse naturali e di sottomettere un popolo ben noto per le proprie virtù militari e, per questo, molto temuto.

I fatti confermarono pienamente i calcoli di Cesare. Anzi, riuscì ad ottenere risultati che andavano al di là di quanto egli stesso avrebbe mai osato sperare. Le vicende belliche gli offrirono oltretutto l'occasione di costituire un fedelissimo esercito personale e di assicurarsi fama imperitura e favolose ricchezze. Fu in particolare la fase finale del conflitto, quando dovette domare una ribellione capeggiata dal principe Vercingetorige, a mettere in risalto le straordinarie capacità militari di Cesare, che riuscì a sbaragliare il nemico nel proprio territorio e a fronte di perdite ridotte al minimo per i romani.

La campagna militare, cominciata nel 58 a.C. e conclusa nel 51 a.C., fu minuziosamente - e magnificamente - narrata dallo stesso Cesare nei suoi Commentari (il

celebre "De bello gallico").
Morto Crasso, sconfitto e ucciso a Carre (53 a.C.) nel corso di una spedizione contro i parti, il triumvirato si sciolse. Pompeo, rimasto solo in Italia, assunse pieni poteri con l'insolito titolo di "console senza collega" (52 a.C.). All'inizio del 49 a.C., Cesare rifiutò di obbedire agli ordini di Pompeo, che pretendeva, con l'appoggio del senato, che egli rinunciasse al proprio esercito e rientrasse in Roma come un semplice cittadino. In realtà Cesare rispose chiedendo a sua volta che anche Pompeo rinunciasse contemporaneamente ai propri poteri, o, in alternativa, che gli fossero lasciate provincia e truppe fino alla riunione dei comizi, davanti ai quali egli avrebbe presentato per la seconda volta la sua candidatura al consolato. Ma le proposte di Cesare caddero nel vuoto: prese allora la difficile decisione di attraversare in armi il Rubicone, fiume che delimitava allora l'area geografica che doveva essere interdetta alle legioni (fu in questa occasione che pronunciò la famosa frase: "Alea iacta est", ovvero "il dado è tratto").
Era la guerra civile, che sarebbe durata dal 49 al 45. Anch'essa fu molto ben raccontata da Cesare, con la consueta chiarezza ed efficacia, nel "De bello civili" Varcato dunque il Rubicone, Cesare marciò su Roma. Il senato, terrorizzato, si affrettò a proclamarlo dittatore, carica che mantenne fino all'anno seguente, quando gli fu affidato il consolato. Pompeo, indeciso sul da farsi, si rifugiò in Albania. Fu sconfitto a Farsalo, nel 48 a.C., in una battaglia che probabilmente è il capolavoro militare di Cesare: quest'ultimo, con un esercito di ventiduemila fanti e mille cavalieri, tenne testa vittoriosamente ai cinquantamila fanti e ai settemila cavalieri schierati da Pompeo, perse soltanto duecento uomini, ne uccise quindicimila e ne catturò ventimila.

Pompeo fuggì in Egitto, dove venne assassinato dagli uomini di Tolomeo XIV, il quale credeva in tal modo di ingraziarsi Cesare. Cesare, invece, che aveva inseguito l'avversario in Egitto, inorridì quando gli presentarono la testa di Pompeo. In Egitto Cesare si trovò nella necessità di arbitrare un'intricata disputa su problemi di successione e conferì il trono all'affascinante Cleopatra, con la quale ebbe un'intensa storia d'amore (ne nacque un figlio: Cesarione).

Nel 45 - ormai padrone assoluto di Roma - fece solenne ingresso nell'Urbe, celebrando il suo quinto trionfo. Da quel momento in poi Cesare detenne il potere come un sovrano assoluto, ma con l'accortezza di esercitarlo nell'ambito dell'ordinamento repubblicano. Infatti, si guardò bene dall'attribuirsi nuovi titoli, facendosi invece concedere e concentrando nelle proprie mani i poteri che, normalmente, erano divisi tra diversi magistrati. Ottenne pertanto un potere di fatto dittatoriale (prima a tempo determinato e poi, forse dal 45 a.C., a vita), cui associò come magister equitum l'emergente Marco Antonio. Non meno importanti furono la progressiva detenzione delle prerogative dei tribuni della plebe, dei quali Cesare assunse il diritto di veto e l'inviolabilità personale, e l'attribuzione del titolo
permanente di imperator
(comandante generale delle forze
armate) nel 45 a.C.
Infine, alla sua persona furono
attribuiti onori straordinari, quali
la facoltà di portare in
permanenza l'abito del trionfatore
(la porpora e l'alloro), di sedere
su un trono aureo e di coniare
monete con la sua effigie. Inoltre,
al quinto mese dell'antico anno
venne dato il suo nome (luglio =
Giulio) e nel tempio di Quirino
gli fu eretta una statua: sembra
che Giulio Cesare vi fosse
venerato come un dio sotto il
nome di Jupiter- Iulius.
Nel periodo che va dal 47 al 44
a.C. Cesare attuò varie riforme,
molte delle quali contenevano gli
elementi cardine del futuro
principato, tra cui la diminuzione
del potere del senato e dei comizi.
Dal punto di vista economico promosse alcune riforme a favore dei lavoratori agricoli liberi, riducendo il numero di schiavi e fondando colonie a Cartagine e a Corinto; promosse numerose opere pubbliche e la bonifica delle paludi pontine; introdusse inoltre la riforma del calendario, secondo il corso del sole e non più secondo le fasi della luna.
I malumori contro un personaggio di così grandi capacità e ambizioni, in Roma, mai si sopirono. Vi era, ad esempio, il timore che Cesare volesse trasferire a un successore i poteri acquisiti (aveva adottato Ottaviano, il futuro imperatore Augusto), e nel contempo si riteneva inevitabile, o per lo meno altamente probabile, una deriva monarchica dell'avventura umana e politica di Giulio Cesare. Per questo, negli ambienti più tradizionalisti e nostalgici dei vecchi ordinamenti repubblicani fu ordita una congiura contro di lui, guidata dai senatori Cassio e Bruto, che lo assassinarono il 15 marzo del 44 a.C. (passate alla storia come le "Idi di marzo").
Tra gli innumerevoli ritratti che di lui sono stati conservati e ci sono stati tramandati, due sono particolarmente significativi. Quello relativo al suo aspetto fisico, tracciato da Svetonio (nelle "Vite dei Cesari"), e quello morale, tracciato dal suo grande avversario Cicerone in un passo della seconda "Filippica".

3.4 INCONTRI con SCRITTORI
Sabato 18 Domenica 19 e Lunedi 20 Aprile 2020

Sono stati contattati gli scrittori:
Marco LUCCHETTI: L’esercito romano è considerato la forza armata più potente e meglio organizzata del mondo antico. Le legioni furono sicuramente il motore che avviò la conquista del mondo allora conosciuto e lo scudo che ne difese per secoli i confini. Questi addestratissimi soldati impiegarono armi micidiali, molte derivate dai popoli con cui vennero a contatto o di cui assorbirono le tradizioni. Nella narrazione viene dato ampio spazio anche alla marina militare, spesso dimenticata, che tanto contribuì alla realizzazione dell’impero globale e alla creazione di una delle più grandi talassocrazie della storia. Un racconto sulla storia militare di Roma, con la descrizione del suo esercito, da Romolo (VIII secolo a.C.) all’imperatore d’Oriente Maurizio (VI secolo d.C.) passando per il mitico re Artù, affiancato da un’esauriente cronologia delle guerre combattute e dall’elenco delle legioni più famose. Evoluzione, riforme, invenzioni, ingegneria, manualità e armi i cui nomi sono diventati simboli per eccellenza del soldato romano, allo stesso tempo guerriero, artigliere, geniere, operaio, falegname, muratore e marinaio.

Raffaele ALLIEGRO: Presenta il libro “Il Segreto di Bruto” si finse stupido per sopravvivere alla collera di Tarquinio il Superbo. Covò vendetta coltivando il germe della ribellione. Fece esiliare il monarca tiranno, fondò la Repubblica, fu il primo console di Roma nel 509 a.C. Questa è la storia di Lucio Giunio Bruto, il predestinato dei libri sibillini. La Pizia, oracolo di Delfi, gli rivelò presente e futuro di una Roma all'epoca divisa tra due anime: quella romana, inflessibile, onesta, orgogliosa, primitiva, e quella etrusca, commerciale, moderna, raffinata, corrotta. Bruto sapeva che quel villaggio di rudi pastori sulle rive del Tevere era destinato a diventare caput mundi, trasformandosi nella più potente macchina da guerra mai esistita, tra lotte di potere, crudeltà,

semi di libertà soffocati. E fu lui, nipote adottato del Superbo, da tutti creduto uno sciocco, a tessere la tela della rivolta democratica, che scoppiò devastante dopo lo stupro da parte di uno dei figli del re di Lucrezia, suicida per onore. Console inflessibile, Bruto fece decapitare perfino due dei suoi figli, rei confessi di avere tramato contro la res publica, e cadde in battaglia, consapevole che, centinaia di anni dopo, un discendente avrebbe raccolto il suo testimone, quel Marco Giunio Bruto congiurato contro Caio Giulio Cesare, alle Idi di marzo del 44 a.C. Nei cardini tracciati da Tito Livio nell'opera Ab Urbe condita, Raffaele Alliegro fa scorrere personaggi e accadimenti, perfetta sintesi tra fatti storicamente accertati e coerente invenzione, restituendo un clima di passioni e sentimenti autentici che, ieri come oggi e domani, agitano la vita degli uomini.

Antonella PRENNER: Filologa e latinista, insegna all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha scritto numerosi e importanti studi sulla letteratura antica.

Tenebre è il suo primo romanzo.
Presenta il suo primo romanzo “Tenebre – l’ultima disperata battaglia di Cicerone”
Roma, Idi di Marzo del 44 a.C. Nella notte di sangue che ha cambiato il corso della storia antica,
Marco Tullio Cicerone riceve una tremenda profezia: Giulio Cesare, che giace cadavere trafitto dai
pugnali dei congiurati, gli appare in sogno e gli rivela il giorno della sua morte. Angoscia, sgomento
e attesa dei fati si fondono nell’animo di Cicerone alla speranza di restituire la libertà a Roma. Ma la
realtà diventa di giorno in giorno più dura e sangue chiama altro sangue. La funesta guerra civile,
ormai inevitabile, non risparmierà nessuno. L’intensa voce narrante di Cicerone, protagonista di
questo mirabile romanzo, si rivolge a Tullia, figlia diletta e troppo presto strappata al suo amore di padre. A lei e a noi racconta la fine della sua vita e del sogno della libertà, gli intrighi e i drammi di un tempo irripetibile.

Massimiliano COLOMBO: «Il tuo grado ti imporrà la solitudine, che sarà per il tuo spirito quello che il cibo è per il tuo corpo». 80 a.C. Gaio Emilio Rufo è una recluta che milita nelle coorti di Lucio Cornelio Silla durante la guerra civile che sta dilaniando la Repubblica. È un giovane idealista inesperto, non ancora diventato uomo. Dalle vette innevate dei Pirenei alle battaglie navali al largo delle coste dell’Africa, Gaio Emilio si addestra a combattere le legioni del più astuto e acerrimo nemico di Roma, uno dei più grandi comandanti di tutti i tempi: Quinto Sertorio, parente e fedele generale di Gaio Mario.

Andrea FREDIANI: L’approccio al racconto storico nei testi di Frediani è “democratico” e non elitario: i suoi volumi sono rivolti al grande pubblico, che può così familiarizzare con le vicende del passato imparando ad amare la storia, spesso considerata, a torto, come una semplice materia di studio piuttosto noiosa. L’opera di Frediani si inserisce dunque in quel mobilissimo filone d’indagine scientifica (perché egli è e rimane, innanzitutto, uno storico, cioè un ricercatore) che, attraverso la divulgazione, mira a diffondere la conoscenza e l’interesse per l’approfondimento delle vicende umane.

Liugi DE ROSA Il romanzo storico propone immaginarie lettere scritte da Plinio il Giovane. Politico e cronista dell’antica Roma, in esse racconta a un amico le proprie esperienze personali e pubbliche; in particolare il contatto con i primi cristiani, vittime di persecuzioni sotto l’imperatore Domiziano.

L’autore fa un’ipotesi suggestiva. Insinua che Plinio, il quale in una celebre lettera a raiano si dimostra piuttosto tollerante nei confronti dei cristiani, arrivi a cercare di convincere il neo imperatore che in fondo il cristianesimo sia una superstizione innocua. Vorrebbe così salvare i seguaci della nuova religione dalle sentenze dei governatori locali, i quali applicano ancora le sanguinose disposizioni del defunto Domiziano. Questa sarebbe una rilettura della storia comunque verosimile.

Chiara MATTOZZI (Roma 12 Febbraio 2000) vive a Roma, è studentessa di lingue e scrittrice. Appassionata di storia antica e cultura celtica, ama la musica, i gatti, le rose e viaggiare. La città nella quale vive, i monumenti e la storia di cui è ricca hanno fatto nascere in lei la passione per epoche e mondi passati. Essendo sensitiva ama dare vita ai personaggi storici raccontandoli al di
fuori delle biografie ufficiali e presentandoli come i libri di storia non
hanno mai fatto. “La rosa dell’ammiraglio” è il suo primo libro.Plinio il
Vecchio e Rectina La rosa dell’ammiraglio racconta di un amore
profondo e incondizionato, quello tra Plinio il Vecchio, scrittore, filosofo
naturalista, avvocato e comandante militare vissuto tra gli anni Venti e
Settanta d.C. e Rectina, sua coetanea, costretta da sua madre a sposare un
uomo potente, crudele e privo di scrupoli. Un romanzo storico e non solo,
frutto dell’intensa attività di ricerca di Chiara Mattozzi che con diversi
mezzi a sua disposizione ricostruisce fatti realmente accaduti e ci conduce
attraverso un viaggio lungo più di trent’anni alla scoperta delle tradizioni,
della cultura e degli amori della Roma Imperiale.

Roberto GENOVESI COLOMBO: È giornalista professionista, scrittore, sceneggiatore e autore televisivo. La città fantasma delle Porte di Ferro è stata liberata e Marco Cornelio Rubro è un soldato molto diverso da quello che era partito da Roma. Non vede l'ora di tornare a casa per annunciare la vittoria che finalmente riabiliterà il suo nome e la sua carriera. Una staffetta che porta la lieta novella lo precederà di qualche settimana. Ma il virus che aveva contagiato la città fantasma delle Porte di Ferro trasformando i suoi abitanti in vampiri viaggia con i suoi frumentari. E così, quando finalmente torna a Roma, Rubro trova la Capitale dell'Impero in mano all'orda che aveva fronteggiato in Dacia. E ancora una volta, a capo dei suoi tagliagole e reietti, dovrà levare il gladio in difesa di Roma. In quella che si preannuncia come la battaglia definitiva.

I relatori e presentatori dei sopraccitati scrittori:  Giancarlo CARLONE Mariano MALAVOLTA Yuri NAPOLI

3.5 CERIMONIE
3. 5.1 RITO RELIGIOSO “PRO SALVTE ET FELICITATE REI PVBLICAE”

Impegnato in azioni militari, solo nel 119, Adriano raggiungerà Roma per insediarsi sul trono. Imperatore “umanista”, Adriano si presenta come monarca filosofo, aperto alle arti e alla poesia: il suo credo profondo è lo sviluppo culturale, architettonico e urbanistico delle città dell’impero.

CERIMONIA PRESENTATA AL TEMPIO DI VENERE E ROMA

Un uomo devoto di culti esoterici che parlava il greco meglio del latino.
La cerimonia sarà interamente realizzata in lingua latina, sulla riga delle benedizioni ecclesiastiche del XIII secolo appunto riprese da quelle del periodo imperiale.

La cerimonia sarà officiata da rievocatori riconosciuti come massimi esponenti di questa attività a livello europeo, presenti sei nazioni.

3.6 DIDATTICA per le SCUOLE
Venerdì 17 Sabato18 Lunedi 20 e Martedì 21 Aprile 2020
Le giornate didattiche si svolgeranno, presso il Castrum (ricostruito presso il Circo Massimo), secondo il seguente programma:

  1. LA DONNA ROMANA: ABBIGLIAMENTO e MAQUILLAGE

  2. L’UOMO ROMANO: ABBIGLIAMENTO e ALTRE CURIOSITA’

  3. LA SCUOLA

  4. LA MEDICINA

  5. LA RELIGIONE

  6. IL MOSAICO

  7. UNGUENTI e PROFUMI

  8. L’EROS NELL’ANTICA ROMA

  9. OFFICINA

  10. LEGIONARI e PRETORIANI

  11. GLADIATORI: ARMI e TECNICHE di COMBATTIMENTO

I contenuti delle lezioni sono rivolte a tutti, ma in particolare per studenti delle scuole primarie e secondarie di I e II grado.

L’allestimento di un Castrum e di un campo dacico consente lo sviluppo di un percorso didattico a scopo divulgativo destinato principalmente al pubblico di età scolare ma fruibile anche dal pubblico adulto. In particolare sarà realizzata un’esposizione di manufatti relativi alla cucina, alla medicina, alla religione, alla scuola, al mondo femminile e a quello militare dell’antica Roma.

A disposizione dei visitatori, ci saranno sempre soci del Gruppo Storico Romano, che, con la passione che da sempre li anima, guideranno volontariamente il pubblico dei visitatori in un viaggio a ritroso nel tempo dando nuova vita, con la loro rievocazione, ai vari manufatti esposti e facendo rivivere le abitudini e le consuetudini proprie della vita civile e militare rievocata.

Per le scolaresche che ne faranno richiesta, saranno poi effettuate sessioni di pratica della vita gladiatoria, della durata di circa 30 minuti, durante le quali i ragazzi saranno loro stessi i rievocatori della scuola gladiatoria all’interno di una specifica arena, che sarà appositamente realizzata all’interno del Circo Massimo.

Ultimo ma non da ultimo, su singoli e specifici temi a scelta degli oratori, saranno previsti brevi ma intensi incontri culturali da parte con esperti di varie discipline e docenti universitari.

3.7 TRACCIATO DEL SOLCO

Martedi 21 Aprile, alle 15:00, all’interno del Circo Massimo, il Gruppo Storico Romano rievocherà la fondazione dell’Urbe con una rappresentazione tra storia e leggenda dal titolo “Il tracciato del solco”.
La rappresentazione, divisa in quattro atti, narrerà la storia della fondazione di Roma, così come ce l’hanno tramandata gli storici. Gli spettatori potranno assistere allo sbarco di Enea sulle coste laziali, all’incontro tra il Dio Marte e Rea Silvia, la vestale che darà alla luce i due gemelli, al ritrovamento di questi ultimi da parte del pastore Faustolo e sua moglie Acca Larenzia, per finire con la scena del tracciato del solco, vero e proprio, e il fratricidio (Romolo che uccide Remo).

3.8 LE PALILIE

Martedì 21 aprile, alle ore 16.00, all’interno del Circo Massimo, le sei vestali del gruppo Storico Romano rievocheranno la festa dei Palilia: un’antica festa agricolo-pastorale sacra a Pales, divinità protettrice delle greggi e degli armenti.
Si trattava in origine di una festa che celebrava l’arrivo della primavera. In un secondo momento ad essa si aggiunse la celebrazione del Natale di Roma. Tale ricorrenza acquistò quindi una duplice valenza: da un lato solennità religiosa, dall’altro commemorazione politica. In epoca successiva il suo carattere di festa pastorale scomparve e il 21 Aprile venne ricordato unicamente come il giorno della fondazione di Roma, celebrato come tale con grandi festeggiamenti in ogni parte dell’Impero.

3.9. HARPASTUM
Alle ore 17:00 di Sabato 18 aprile avrà luogo, nella cornice del Circo Massimo la partita di calcio romano: l’Harpastum.

L’Harpastum, viene proposto nella stupenda cornice del Circo Massimo , tra una squadra greca ed una italica. Esso fu uno sport piuttosto cruento appreso dai romani nell’antica Grecia (dove veniva chiamato àrpastòn) durante le campagne di conquista del II secolo a.C. Venne importato a Roma e diffuso successivamente in tutto l’Impero. Antenato del rugby moderno, lo scopo del gioco era di portare la palla, riempita di lana o stoppa, oltre l’estremità del campo avversario. Non è disponibile una documentazione attendibile sulle precise regole del gioco in quanto non ne esistevano di comuni. Tuttavia, dalle fonti storiche si apprende che la partita si disputava tra rapidi passaggi, mischie concitate e scontri corpo a corpo che non di rado causavano gravi ferite se non addirittura decessi. Il campo di gioco era solitamente uno spiazzo di terra semplice e privo d’erba, per questo motivo durante le partite aleggiava nell’aria una costante nuvola di polvere che diede al gioco un nuovo nome: pulverulentus. Ecco come il commediografo greco Antifane descrive una situazione di gioco: «Prese la palla ridendo e la scagliò ad uno dei suoi compagni. Riuscì ad evitare uno dei suoi avversari e ne mandò a

gambe all’aria un altro. Rialzò in piedi uno dei suoi amici, mentre da tutte le parti echeggiavano altissime grida “E’ fuori gioco!”, “E’ Troppo lunga!”, “E’ troppo bassa!”, “E’ troppo alta!”, “E’ troppo corta!” “Passala indietro nella mischia!”».

Secondo la testimonianza dello scrittore latino Sidonio Apollinare (V sec.), il gioco (anche raccomandato dal medico greco Galeno come esercizio igienico) si svolgeva su un terreno rettangolare, con una linea mediana e due linee di fondo campo.

I romani lo chiamavano anche “il gioco della palla piccola” per distinguerlo dai giochi effettuati con altri tipi di pallone, come la Follis (o Folliculus) e la Paganica, riempiti rispettivamente di aria (Follis) o piume (Paganica). Inoltre, Harpastum era anche il nome del tipo di palla sferica, piccola, dura e ripiena di lana o stoppa con la quale si praticava l’omonimo gioco.
Altre fonti riportano che l’Harpastum fosse usato come esercizio fisico per i legionari: non è quindi improbabile pensare che questo gioco viaggiò con le legioni romane e fu da queste diffuso in tutta Europa, dove probabilmente si fuse e contaminò con i giochi con la palla locali dato che era praticato soprattutto dalle legioni a presidio dei confini (erano infatti frequenti partite fra i romani e le popolazioni autoctone).

Secondo le fonti, nel 276 d.C. si svolse una partita in cui i Britanni sconfissero i legionari con punteggio di 1 a 0.
Marco Aurelio, imperatore romano dal 161 al 180 (noto per essere stato un grande politico, filosofo e seguace della dottrina stoica), avendo molto a cuore le questioni morali ed etiche e ritenendo “barbara” l’immolazione di uomini e animali nei circhi al solo scopo di divertire il sadico pubblico romano, bandì i ludi gladiatorii sostituendoli con sport dal carattere meno violento, uno dei quali era proprio l’Harpastum.

3.10. “HISTRIONES ROMAN MUSICIANS”
Si esibirà per la prima volta “HISTRIONES ROMAN MUSICIANS” un gruppo che ha ricostruito la musica dell’antica Roma Nell’antichità i primi a fare uso della musica furono gli etruschi e i greci, due popoli che a vario titolo influenzarono molto la vita dei romani, di conseguenza anche la musica finì per “contagiare” la società dell’Urbe. Nel II secolo a.C. quando Roma, conquistò la Grecia e la Macedonia, si fece preponderante l’influenza di queste popolazioni, e per fare musica i romani adottarono gli stessi strumenti che provenivano da quelle zone, va detto che i romani non consideravano una virtù il saper suonare, ne tanto meno ritenevano formativo ascoltare chi suonava, anzi in alcuni
casi la ritenevano pericolosa, in quanto avrebbe potuto
“fiaccare gli animi”, essi però riconoscevano alla musica un
valore per così dire curativo per lenire certi tipi di malanni.
In quanto condottieri e conquistatori i romani preferivano
usare la musica per scopi militari, scandendo per esempio i
ritmi di marcia, o addirittura, in certi casi, per incitare i
soldati durante le battaglie, ma non solo, poteva infatti
accompagnare cerimonie, riti religiosi, o feste civili. Solo
più avanti nel tempo la musica entrò maggiormente nel
tessuto sociale, arrivando a fare da sfondo ai vari banchetti,
nei matrimoni e nei funerali. Nel I secolo a.C. la musica
iniziò a farsi largo anche nei teatri, per esempio
accompagnando nuovi tipi di spettacolo come la
pantomima, dove alcuni attori rappresentavano scene di vita
quotidiana o mitologiche, ma è solo nel 55 a.C. che tutto
questo troverà il primo punto di riferimento, il primo vero
grande teatro di Roma, quello di Pompeo. Nella società
romana la musica perse gradualmente quell’aspetto religioso
di un tempo, e iniziò, più o meno come oggi, a scandire le
varie fasi della vita di tutti i giorni.
In età imperiale la musica era onnipresente e veniva studiata
a corte, sappiamo bene infatti come Nerone si divertisse ad
intrattenere i suoi ospiti con i suoi canti e le sue poesie, tutto
accompagnato dallo strumento a corde per eccellenza, la
lira, ma va detto che i romani preferivano gli strumenti a
fiato, dal suono più deciso rispetto a quelli a corde, tra gli strumenti a fiato possiamo ricordare:
In epoca tardo imperiale, i musicisti erano personaggi ricercati e ben pagati, questi aspetti si accentuarono specialmente durante la decadenza della civiltà romana e, vista l’associazione sempre più frequente della musica solo a riti pagani, a comportamenti sconvenienti e a spettacoli di sangue, i primi Padri della chiesa proibirono ai Cristiani di partecipare agli spettacoli. Solo con la proclamazione del cristianesimo come religione ufficiale dello stato da parte di Teodosio nel 391, cominciò a diffondersi verso folti gruppi di fedeli la musica cristiana che, nata sotto l’influenza di quella greca e romana già tra il I e il II sec. d.C., riuscì a sopravvivere ad esse dopo la caduta dell’Impero d’Occidente nel 476.

3.11 COMMISSIO FERIARUM

Alle ore 10.30 di Domenica 19 aprile avrà luogo la Commissio Feriarum, cerimonia di apertura dei festeggiamenti del Natale di Roma con il rituale dell’accensione del fuoco, officiata dalle nostre sei vestali, alla presenza dei rappresentanti di tutti i gruppi di rievocazione presenti al corteo storico.

3.12 ORAZIONE di MECENATE

Il sindaco di Aicurzio Gianmarino Maurilio Colnago non ha mancherà i festeggiamenti del Natale di Roma 2019.
Domenica 19 aprile nei panni di Mecenate parteciperà al corteo tra i Fori Imperiali aprendo con la sua oratoria dedicata ad Adriano il 2772° anniversario della nascita della città Sfilerà con il corteo portando alla sindaca Virginia Raggi il forziere d’Italia con terre, acque e minerali raccolti in luoghi simbolo della penisola.

Mecenate (Colnago) prenderà parte a diverse manifestazioni in attesa dell’evento principale, come quella di giovedì pomeriggio presso il Tempio di Adriano, dove il sindaco ha terrà un intervento proprio su Adriano e presentando le tre dee - e i loro strumenti - che lo hanno accompagnato il corteo: la dea delle Acque, la dea Minerva e la dea Esperia Italica.

3.13 Il CORTEO STORICO su VIA DEI FORI IMPERIALI

Come per tutte le passate edizioni, il corteo dei gruppi storici è l’evento clou del Natale di Roma: atteso sia dai grandi che dai piccini; esso richiama di solito migliaia di persone: la passata edizione ha contato circa 350.000 presenze, che, sfidando spesso il troppo caldo o la pioggia, si assiepano lungo il percorso per assistere a quello che può essere considerato il più grande corteo storico al mondo sull’antica Roma. Un vero e proprio viaggio nel tempo, dal 753 a.C. al IV sec. d.C., questo è infatti l’arco temporale coperto dai vari gruppi che rievocano, oltre a tutte le figure dell’antica Roma, anche tutti quei popoli che sono venuti a contatto con l’impero romano. Non è raro quindi poter osservare, oltre ai legionari, anche gli opliti greci o i celti.

Domenica 19 aprile, a partire dalle ore 9:00 al Circo Massimo inizieranno a confluire tutti i gruppi di rievocazione storica partecipanti al corteo. Alle ore 10:30 è prevista la cerimonia di apertura con la Commissio Feriarum.

Alle 11:00, dopo il saluto del Presidente e quelli istituzionali, è prevista la partenza dal Circo Massimo dei circa 2.000 rievocatori o più, appartenenti a più di 40 gruppi di rievocazione provenienti da tutta Europa e anche da paesi extraeuropei, che percorreranno, formando un lunghissimo serpentone, le vie del centro di Roma.

Dapprima Via Petroselli, poi Via del Teatro Marcello e poi, passando ai piedi della scalinata dell’Ara Coeli, di solito gremita di spettatori, arriveranno in Piazza Venezia per imboccare una delle vie più belle e suggestive del mondo: Via dei Fori Imperiali. Il corteo si fermerà poi, verso le 12, dinanzi alla statua di Augusto, dove sarà posizionata la tribuna autorità, per rendere omaggio al primo imperatore di Roma, con la cerimonia della deposizione di una corona d’alloro ai piedi della sua statua da parte del Gruppo Storico Romano. Davanti alla statua sarà effettuata una cerimonia religiosa a cura del Pontefice Massimo: Adriano. Esso benedirà tutte le associazioni di rievocazioni secondo l’antico rito. Ripartendo, il corteo percorrerà tutta Via dei Fori imperiali e, dopo aver girato davanti al Colosseo e passati sotto l’arco di Costantino, prosegue su Via di San Gregorio.

Il corteo rientrerà al Circo Massimo verso le 14:00.

Il corteo sarà aperto come di consueto dalla Dea Roma e dal Gruppo Storico Romano.

3.16 ESIBIZIONI dei GRUPPI al CIRCO MASSIMO

Nei pomeriggi di VENERDI 17,SABATO 18, DOMENICA 19 , LUNEDI 20 E MARTEDI 21 aprile, dalle 15.00 alle 18.30 circa, all’interno della splendida cornice del Circo Massimo, avranno luogo le esibizioni dei gruppi storici partecipanti al Natale di Roma. Combattimenti tra gladiatori, danze antiche, teatro e rievocazioni di momenti storici accompagneranno gli spettatori per tutto il pomeriggio, per concludere con l’evento più atteso da tutti, grandi e piccini: la grande battaglie fra legionari e barbari.

3.17 ARTIGLIERIA ROMANA

Presso le aree espositive del Circo Massimo verranno messe in mostra anche le macchine di artiglieria ricostruite in scala 1:1 dell'Esercito Romano. Inoltre, queste armi spettacolari, verranno viste all'opera nella loro piena operatività durante la ricostruzione storica della conquista di Alesia

3.18 RICOSTRUZIONE STORICA della “Battaglia di ALESIA Domenica 19 Aprile
52 a.C nella Francia orientale,all'epoca conosciuta col nome di Gallia, una città su un monte circondata da monti e fiumi, si decide il destino di un uomo e di un intero popolo, uno dei più grandi assedi della storia antica e allo stesso tempo battaglia campale.
Un grande esercito forgiato dalla speranza e dal desiderio di libertà contro un piccolo esercito formato da veterani venuti da una città dalla penisola italica, ben addestrato e tecnologicamente superiore, temprati da molte battaglie guidati da un grande generale. Vercingetorice contro Caio Giulio Cesare ad Alesia, la battaglia che porterà fine a una guerra durata 10 anni.
La conquista della Gallia come di tutto il mar Mediterraneo sarà il trampolino di lancio per il futuro dominio che trasformerà la Repubblica romana nel grande Impero romano che tutti noi conosciamo.
Questa campagna ha il merito di aver reso lo stesso Cesare da mito a leggenda.
Nella storia collettiva francese Alesia divenne il simbolo della resistenza gallica contro le legioni di Cesare.
Sono i due siti che sostengono di essere il teatro della battaglia.
Il De Bello Gallico è il resoconto dettagliato della conquista della Gallia ( La Francia ) dal 58 al 52 a.C.
Noi lo conosciamo con questo nome ma il vero nome di questa opera latina è Caius Iuli Caesaris Commentarii Rerum Gestarum.
È composto da sette libri ,più un ottavo scritto non da Cesare ma da Aulo Irzio che racconta le ultime operazioni militari dopo Alesia, il soffocamento degli ultimi focolai di resistenza delle tribù galliche e della sottomissione degli Aquitani a nord della Gallia. Questo libro è anche il preludio della Guerra civile fra Cesare e Pompeo.
Il console romano al comando delle sue legioni con il pretesto fornito dalle migrazioni degli Elvezi e dalle incursioni dei Germani di Ariovisto. Marcia nel cuore della Gallia affrontando e alleandosi, frustando le divisioni interne, le tribù galliche comprese quelle germaniche oltre il Reno. Egli fu il primo romano a entrare in Germania e sbarcò in due spedizioni in Britannia, la prima a scopo esplorativo l'altro a scopo punitivo. Oltre a scrivere le sue imprese militari, descrive l'uso e i costumi dei Galli, Germani e Bretoni. La loro società, la loro religione, evidenziando il ruolo sociale dei Druidi ( Sacerdoti ).

Cesare non tralascia di descrivere la geografia del territorio della Gallia e delle altre terre, incluso l'elemento militare della campagna.
Ancora prima di Cesare, i Romani e i Galli avevano già incrociato le spade qualche secolo prima.
Roma era all'inizio della sua affermazione nella penisola italica, dopo la vittoria e la conquista della città di Veio, l'Urbe si trova ad affrontare una delle sue prime sfide, la migrazione dei popoli celtici/gallici in Italia nel Nord, la Gallia Cisalpina.

I Galli del Re Brenno infliggono una pesante sconfitta ai romani sul fiume Allia e sono primi a saccheggiare la città ma non riescono a penetrare nel Campidoglio, il mito delle oche capitoline, si ricordi anche le parole del re gallico " Vae Victis " Guai ai vinti. Sarà Camillo a salvare la città e scacciare via i Galli.
Il 1 marzo del 222 a.C. Roma grazie al console Marcello sconfigge le popolazioni celtiche nella battaglia di Clastidium ( Casteggio ) e dopo le guerre puniche di espande a ovest prendendo la Gallia Narbonese ( la Provenza, sud della Francia ).

Infine arriva Cesare con l'obbiettivo di conquistare la Gallia Aquitania, Belgica, Lugdunense, l'intera Francia.
In sei anni di campagna Cesare era il padrone di tutta la Gallia ma nell'anno 52 affronta una nuova rivolta gallica con un nuovo capo che gli darà molto filo da torcere.
Vercingetorice.
Vercingetorice figlio di Cetillio della fazione anti romana, della tribù degli Arverni, è una vecchia conoscenza di Cesare, nei primi anni della campagna, diventa un confidente del console romano, contubebernales ( compagno di tenda ).
Spinto dal desiderio del suo popolo di conquistare la libertà, tradisce il romano e in contrasto con suo Gobannizione, guida la nuova rivolta gallica contro Roma.
Il fulcro della rivolta è la città gallica di Cenabo, la tribù dei Carnuti , con il massacro dei cittadini romani all'interno della città. Vercingetorice coglie la palla al volo e getta le basi con metodi " persuasivi " un alleanza contro i romani con tutte le tribù galliche. Cesare era nella Gallia cisalpina a svernare con il grosso delle sue forze, saputo delle notizie da Cenabo parte subito per la Gallia, una delle grandi abilità del condottiero romano è la velocità, egli sorprende i Galli passando per i picchi innevate della Cevenne, al suo passaggio tutt'e le città galliche a lui alleate riforniscono le sue legioni.
Vercingetorice conoscendo le tattiche dell'esercito romano, ricorre a una tattica che mette a disagio la logistica romana, la terra bruciata. La distruzione di campi e villaggi, tutto quello che può essere utile ai romani.
Dopo aver espugnato le città di Vellauno, Cenabo e Novioduno, il primo ostacolo all'avanzata di Cesare è la città dei Biturigi Avarico, come sul Reno i romani mettono a frutto le loro abilità da ingegneri, costruiscono torri d'assedio, un terrapieno e strumenti d'assedio. Dopo un lungo assedio la città venne presa e infine Cesare raggiunge Vercingetorice nella città di Gergovia.
Qui il leader dei Galli si aggiudica la sua prima vittoria contro Roma, con la defezione di una delle tribù galliche, la più forte e la più potente, gli Edui alleati di Roma, opera di Litavicco.
Grazie a questa vittoria Vercingetorice nella città di Bibracte viene eletto ufficialmente capo di tutte le tribù galliche.
Dopo la sconfitta Cesare riorganizza le sue forze e chiama a se nuovi alleati, i Germani, fornendo al romano fanteria ausiliaria e cavalleria. Cesare insegue dopo una vittoria tattica che gli consente di risollevare il morale dei suoi legionari, Vercingetorice e il suo esercito ad Alesia. Questa sarà la battaglia decisiva che segnerà le sorte di Cesare e dell'intera Gallia.

Alesia è una città fortificata su una posizione difensiva naturale in mezzo a nord del monte Rea e a sud del monte Flavigny e altri monti a est, una parte pianeggiante e ci sono tre fiumi, verso nord il doppio corso dei fiumi Ose e Oserain, a ovest il fiume Brenne e altri promontori.
Cesare sapendo di non prendere la città sul monte, decide di d'assediarla e farla cadere per fame, l'assedio di Avarico è niente in confronto a quello di Alesia, i legionari romani non erano solo esperti combattenti, avevano anche delle grandi abilità ingegneristiche.

Costruivano cose che a gli occhi di un barbaro poteva essere magia o stregoneria, Cesare fece scavare un fossato e costruire in soli quattro giorni a tempo di record una controvallazio, un anello d'assedio per impedire agli assediati di rompere l'assedio, oltre a questo costruì una circumvallazio di dieci miglia attorno alla base dell'altura, un anello esterno per difendersi da attacchi esterni. Per le due fortificazioni Cesare progettò un complicato ed efficiente sistema difensivo, i terrapieni furono rafforzati da ventitré castelli ( torri ) di legno per gli arcieri, sotto di essi

incassati nei muri di fango c'erano cinque file di rami spinosi e su uno spalto, spazio fra il muro e il fossato, furono conficcate miglia di cippi, bastoni con la punta indurita dal fuoco, tutta l'area era cosparsa di buche coperte di un metro e mezzo dette lilia.

Davanti allo spalto trincee piene d'acqua, l'intera cintura d'assedio venne rafforzata da macchine d'assedio scorpiones ( baliste ) e onagri ( catapulte ). Era incominciato l'assedio della roccaforte, i Galli di Alesia erano tagliati fuori dall'armata di soccorso guidata da Commio e dal cugino di Vercingetorice Vercassivellauno insieme ad Eporedorige.

La situazione degli assediati divenne tragica, con poche provviste, Vercingetorice fu costretto a una decisione drammatica, fece uscire tutti i non combattenti, anziani, donne e bambini perché non c'era abbastanza cibo per sfamarli.

Cesare respinse i profughi, anche nel campo romano
le provviste erano razionate, accoglierli sarebbe stato un azzardo per i romani, al ritorno dei civili affamati le porte della città erano chiuse ed essi morirono di fame nella terra di nessuno.
Come Cesare aveva previsto l'armata gallica era venuta per liberare gli 80.000 Galli asserragliati nell'oppidum di Alesia, il fior fiore della Gallia 240.000 uomini contro i 40.000 romani, 10 legioni, più i 10.000 ausiliari germanici.
Con gli assediati le forze celtiche in totale sono 320.000 contro i 50.000 Romani di Giulio Cesare, un rapporto di 3 a 1 a favore dei Galli.Anche se hanno la superiorità numerica, ai Galli manca la disciplina militare dei legionari e non conosco pienamente il territorio. Questo giocherà a favore di Cesare.I romani respingono con pesanti perdite il primo attacco nemico, la Decima legione del legato Canino Rebilo e la Undicesima legione del legato Antistio Regino.In piena notte i Galli tentano un secondo attacco, anche Vercingetorige partecipa all'attacco, ma viene respinto, i nemici si ammassano sulle palizzate fornendo agli artiglieri romani dei facili bersagli, questo attacco viene respinto da Marcantonio e da Caio Trebonio, anche se avevano trovato il modo per superare la prima linea di difesa romana, riempendo di terra le buche e fabbricando scale, i Galli dovettero fare i conti con i cippi, l'equivalente della mina antiuomo e altre trappole.Cesare ordinò a Labieno un attacco diversivo fuori dalla circumvallatio che respinse gli assalitori celtici scongiurando il pericolo di quella notte.Dopo due attacchi Cesare sapeva che ci sarebbe stato un terzo attacco, quello decisivo. Vercassivellauno grazie a delle guide locali, scopre il punto debole della cintura di di difesa romana, la parte pianeggiante orientale privo di trappole che dava l'accesso a una porta della circumvallatio, dove era situato l'accampamento di Labieno.

In piena notte senza essere visto dalle sentinelle romane, posiziona 60.000 guerrieri e cavalieri gallici sul monte Rea.
Il 15 settembre del 52 a.C. attacca con un attacco frontale di sorpresa le forze di Labieno, anche suo cugino Vercingetorice si unisce alla battaglia.
Labieno è sotto una costante pressione, Cesare intuisce il pericolo, sa che se le forze nemiche sfondano le difese per i romani e per lui sarà la fine. In gioco c'era la conquista della Gallia o la sua morte, egli vedeva la battaglia da una posizione elevata per avere un quadro generale della situazione. I Galli colpivano con nugoli di frecce le posizioni romane e cercarono di superare il terrapieno. I Romani rispondevano e resistevano come potevano, rispetto ai Romani i Galli avevano un vantaggio della superiorità numerica.

Essi disponevano di forze fresche da gettare in campo, i romani non avevano questo lusso, dovevano economizzare le loro forze al meglio delle loro possibilità.
I Romani resistevano con quello che avevano senza avere cambi di riserva, Cesare aveva una riserva strategica di 5.000 cavalieri Germanici e 3.000 uomini, sei coorti, che avrebbe usato solo nel momento decisivo. In tanto Vercingetorice aveva attaccato il punto più debole della controvallatio sul fiume Oserain, dopo cinque tentativi respinti si spostò in basso della controvallatio.

I Romani saputo questo spostarono le loro truppe parallelamente a quelle galliche, Cesare manda rinforzi nella parte più critica del fronte, Labieno è sul punto di cedere, con i nuovi rinforzi, 15.000 uomini, esce dalla circumvallatio e tenta una sortita in uno scontro corpo a corpo con i galli, i legionari hanno la meglio sui Galli.
La sortita di Labieno da tempo prezioso a Cesare di organizzare le forze, prendendo tutti gli uomini disponibili da ogni forte, Vercingetorice non avendo rinforzi non riesce a riorganizzare i suoi uomini.

Cesare scende in campo, col mantello rosso per farsi riconoscere dai suoi uomini, sprona i suoi uomini a resistere e a combattere per la vittoria e per la loro vita, la sua presenza risolleva il morale dei suoi legionari allo stremo delle forze e li spinge a combattere in nome di Roma. È questo il momento decisivo che Cesare aspettava, il romano fa uso dei cavalieri Germanici, la cavalleria ausiliaria germanica entra in campo aggirando le forze galliche all'esterno, attaccandole alle spalle.

I Galli sono fra due fuochi e vanno nel caos totale, è una disfatta, un massacro.

dato in custodia alle guardie, in attesa del trionfo "
L'eco della vittoria romana in Gallia e la sua conquista raggiunge l'Urbe e le porte del Senato. Cesare con gran timore dei senatori diventa l'uomo più potente di Roma e il più ricco. Supera nella gloria militare il suo collega console Pompeo.
Ma la guerra per Cesare non era finita in Gallia, si ritroverà a combattere contro la sua stessa gente in Grecia e in Africa nella Guerra Civile contro Pompeo e il Senato.
Sarà a Roma che il capo degli Arverni, Vercingetorice, incontrerà il suo destino, verrà ucciso nel carcere Marmetino.
Cesare non è il solo a raccontare delle sue gesta in Gallia, ci saranno altri storici Romani a farlo ; Patercolo e Cassio Dione.
Il De Bello Gallico ha ispirato in epoca contemporanea film come Druids la rivolta del 2001 e un fumetto del 1959.
Le avventure di Asterix e Obelix di René Goscinny e Albert Uderzo, capovolgendo la storia dal punto di vista dei Galli, due valorosi guerrieri gallici che resistono alla conquista romana mettendo in ridicolo Cesare pur rispettandolo.
Fra le copie del fumetto c'è un numero molto divertente che fa riferimento ad Alesia ;
Asterix e lo scudo degli Arverni. I nostri eroi sono alla ricerca nella terra degli Arverni del famoso scudo di Vercingetorice.
C'è una vignetta in cui Asterix parla con il capo del villaggio Abracourix, egli ricorda la vittoria di Gergovia ma Asterix chiede di Alesia.
Abracourix risponde infuriato " Non conosco Alesia io, non so dove si trova. Nessuno sa dove si trova ".
Alla fine i due eroi grazie ad un oste di nome Alambix scoprono che lo scudo di Vercingetorice è lo stesso scudo in cui viene portato sopra il loro capo Abracourix nel loro villaggio.
La storia finisce con lo stesso Abracourix portato in trionfo sullo scudo del grande eroe gallico davanti gli occhi di uno stupito e amareggiato Giulio Cesare.

Sergio IACOMONI

Presidente Gruppo Storico Romano

Essi vengono inseguiti e massacrati dai Germani e dai Romani. Vercingetorice capisce di essere stato sconfitto, gli rimane solo di ritirarsi col resto dei suoi uomini ad Alesia. Dopo due settimane di assedio e per la fame, Vercingetorice si arrende a Cesare, come scrive Plutarco nella sua bibliografia di Cesare.

" Vercingetorice, che aveva diretto tutta la guerra, indossata l'armatura più bella, montò sul cavallo, riccamente fregiato, e uscito dalla città fece un giro intorno a Cesare, che lo aspettava seduto, quindi scese da cavallo, si spogliò di tutte le armi e si sedette ai piedi del vincitore; e lì rimase, immobile e tranquillo, finché non fu

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